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Vitamine B e funzioni cognitive
20.05.2011
Memoria, attenzione, capacità di percepire, riconoscere e comprendere le informazioni; capacità di fornire risposte adeguate e di farsi capire attraverso parole e azioni adeguate, l’orientamento nello spazio e nel tempo. Sono queste le cosiddette «funzioni cognitive», quell’insieme di competenze e capacità psicologico-mentali che permettono una corretta interpretazione e gestione delle informazioni che arrivano dal mondo esterno. In caso di alterazione di una di queste funzioni si è in presenza di un disturbo cognitivo che può insorgere a seguito di trauma cranico ma anche di malattie che portano a un impoverimento progressivo delle capacità mentali come la demenza senile, dovuta a lesioni vascolari che interrompono il flusso di sangue al cervello (demenza vascolare ischemica) o a patologie degenerative delle strutture cerebrali quali la malattia di Alzheimer.
Uno degli ambiti di recente esplorati dalla ricerca scientifica per contrastare e prevenire tali fenomeni riguarda il ruolo di alcune vitamine la cui carenza è associata alla comparsa o all’aggravarsi dei disturbi cognitivi. Le vitamine più studiate in questo senso sono quelle appartenenti al gruppo B, e in particolare le vitamine B1, B6, B9 (più nota come acido folico) e B12.
Interessanti al proposito le indagini effettuate da un team di ricercatori dell’Università di Oxford. Già due anni fa gli studiosi avevano rilevato una significativa riduzione del volume cerebrale (atrofia), correlato alla demenza, in pazienti con bassi livelli di vitamina B12. Di recente la stessa équipe ha replicato il test coinvolgendo 168 soggetti, con lievi deficit cognitivi, utilizzando un più ampio spettro di vitamine: un primo gruppo (A) ha ricevuto supplementi di acido folico, vitamina B6 e vitamina B12, un secondo gruppo (B) ha assunto invece un placebo. Attraverso risonanze magnetiche, i ricercatori hanno verificato per due anni il tasso di atrofia cerebrale scoprendo così che i membri del gruppo A presentavano riduzioni meno marcate (inferiori del 30%) del volume cerebrale rispetto ai soggetti che avevano assunto il placebo. Ancora più significativi i benefici in coloro che presentavano elevati livelli di omocisteina, una sostanza correlata a un maggior rischio di Alzheimer e tenuta sotto controllo proprio dalle vitamine B: i tassi di atrofia nel gruppo A risultavano infatti dimezzati rispetto al gruppo B.
«Questi risultati sono estremamente promettenti – dice David Smith, coautore dello studio – e la nostra speranza è che questo semplice e sicuro trattamento possa ritardare lo sviluppo della malattia di Alzheimer in molte persone che soffrono di lieve declino cognitivo».















