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Una dieta poco
19.07.2011
Patatine, merendine, dolci: un’alimentazione scorretta e squilibrata non nuoce solo all’organismo ma anche all’intelligenza dei bambini. È quanto affermano alcuni ricercatori dell’Università di Bristol dopo aver messo in correlazione le abitudini alimentari con il quoziente intellettivo di 3.966 bambini che avevano preso parte all’Avon Longitudinal Study of Parents and Children, progetto di ricerca a lungo termine teso a verificare l’influenza dell’ambiente fisico e sociale sulla salute, il comportamento e lo sviluppo degli individui.
Analizzando le abitudini alimentari all’età di tre, quattro, sette e otto anni e mezzo, gli esperti hanno individuato tre tipologie principali di dieta: una a base di cibo confezionato, surgelato o già pronto, a elevato contenuto di grassi e zuccheri; una più tradizionale, ricca di carne, verdure e patate; una terza, infine, più sana, a base soprattutto di frutta, verdura e pesce. Una volta compiuti gli otto anni di età, i bambini sono stati sottoposti a test cognitivi per misurare il quoziente intellettivo. Si è così constatato che i bambini alimentati con «cibo-spazzatura» prima dei tre anni facevano registrare un QI inferiore rispetto ai coetanei nutriti nella prima infanzia con cibi più sani e preparati in casa, e questo indipendentemente dai cambiamenti alimentari successivi. Un divario di cinque punti – rimasto inalterato anche dopo aver eliminato fattori di potenziale disturbo come il livello di istruzione materno, il livello socio-economico della famiglia e la durata dell’eventuale allattamento al seno – che, sebbene di lieve entità, dimostra l’impatto a lungo termine di un’alimentazione da fast food. «Ogni effetto esercitato dalla dieta seguita nella prima infanzia sulle capacità cognitive-comportamentali – afferma Pauline Emmett, a capo del team di ricerca – può persistere anche in età più avanzata, nonostante i cambiamenti alimentari tesi a migliorare l’alimentazione».
Secondo gli studiosi, lo sviluppo del cervello attraversa una fase di crescita rapida e cruciale proprio nell’età infantile: da qui l’importanza di una dieta adeguata e ricca dei nutrienti più appropriati. «I bambini che mangiano troppi cibi zuccherati o confezionati non hanno abbastanza vitamine, il che significa che il loro cervello non raggiunge un livello ottimale di sviluppo. Una sana alimentazione nei primi anni di vita è essenziale perché è il periodo in cui il cervello cresce più rapidamente», conclude la Emmett.















