Performance mentale

Le ore di sonno perso danneggiano la memoria
16.01.2012

Attenzione alle ore di sonno perse: se nell’immediato non ci sembra di subire dei contraccolpi, a lungo termine la mancanza protratta di riposo può intaccare memoria e capacità di apprendimento. È questa la tesi di Peter Meerlo dell’Università di Groningen (Paesi Bassi), autore di uno studio presentato a Firenze nel corso dell’VIII IBRO (International Brain Research Organization) World Congress of Neuroscience.

Il team guidato da Meerlo ha addestrato alcune cavie a compiere attività di orientamento spaziale all’interno di labirinti per valutare capacità e flessibilità della memoria. Dopo gli allenamenti quotidiani, gli animali venivano privati di 5 ore di sonno. Inizialmente gli studiosi non hanno riscontrato alcun effetto evidente, ma dopo qualche tempo, specialmente nel corso della fase di adattamento a nuovi input, le performance delle cavie sono calate in modo significativo. L’ipotesi dei ricercatori è che la perdita di sonno influenzi negativamente soprattutto un’area del cervello, l’ippocampo, fondamentale per la memoria spaziale e che il cervello sopperisca coinvolgendo un’altra regione cerebrale, il nucleo striato, meno vulnerabile ai deficit di sonno ma sede di un diverso tipo di memoria, la cosiddetta memoria procedurale (habit learning), implicata nell’apprendimento di automatismi che non richiedono l’attenzione cosciente per essere eseguiti.

«I nostri risultati confermano che la privazione del sonno colpisce l’ippocampo e l’apprendimento spaziale – spiega Meerlo – anche se ancora non capiamo perché alcune aree del cervello siano più sensibili alla perdita del sonno rispetto ad altre». Gli autori evidenziano che la memoria può subire danni anche senza perdere troppe ore di riposo notturno e che altrettanto importante è la fase in cui il sonno viene interrotto: «Se avviene durante la fase del consolidamento di alcune informazioni nel nostro cervello, anche una perdita di sonno breve potrebbe essere sufficiente a causare dei deficit abbastanza seri».

I risultati dello studio, concludono i ricercatori, possono aprire nuove prospettive d’indagine sulle correlazioni tra sonno e memoria ma soprattutto devono invitare a non trascurare la qualità del riposo notturno: «Gli effetti della privazione di sonno non sono subito evidenti, ma il cervello non fa che “bypassare” temporaneamente aree che solitamente utilizza, così che le conseguenze si fanno sentire più tardi: nel lungo termine le perdite di sonno si rivoltano contro di noi». 

 

Link

P. Meerlo et al., Consequences of mild sleep disruption: changes in regional brain activity and learning strategy