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Il cervello non può più crescere
16.02.2012
Più di così non si può: il cervello ha raggiunto il suo limite e le nostre funzioni cognitive sono destinate a non progredire ulteriormente. A porre fine al sogno di una specie umana sempre più intelligente è il neurobiologo Simon Laughlin dell’Università di Cambridge, co-autore di Work Meets Life, libro in cui espone la tesi secondo cui millenni di evoluzione hanno portato l’intelligenza al limite massimo: le connessioni neuronali non hanno più spazio fisico per espandersi e il cervello non può più crescere perché ciò richiederebbe troppa energia al punto da compromettere altre funzioni vitali.
Pur rappresentando solo il 2% del peso del nostro corpo, il cervello umano assorbe infatti il 20% dell’energia necessaria all’intero organismo, e le cellule della corteccia cerebrale deputate alle attività di ragionamento sono tra quelle più esigenti: «Abbiamo dimostrato che per funzionare il cervello deve consumare molta energia. E si tratta di richieste così elevate da limitare le nostre prestazioni», spiega il neurobiologo. Per sviluppare profonde capacità di deduzione, continua l’esperto, sono necessarie dosi elevate di energia perché «il cervello deve trovare nuovi collegamenti fra informazioni che vengono da fonti anche completamente diverse. Tutto ciò significa che c’è un limite alla quantità di notizie che possiamo elaborare»
«L’intelligenza ha un prezzo», gli fa eco il collega Ed Bullmore. «Diventare più intelligenti significa sviluppare connessioni tra le diverse aree del cervello, ma questo si scontra con i limiti dell’energia disponibile, oltre che con lo spazio necessario per le connessioni». È proprio la mancanza di spazio a costituire la seconda barriera al progresso della nostra intelligenza. I processi di miniaturizzazione delle cellule cerebrali, così come l’aumento delle connessioni neuronali – due fenomeni con cui l’evoluzione ha affinato le nostre capacità intellettive –, hanno infatti raggiunto il limite massimo: nel cervello non c’è più spazio.
Ma se è vero che il cervello non può progredire, non è da escludere che possa addirittura fare dei passi indietro. Secondo Laughlin, infatti, nel momento in cui la razza umana dovesse trovarsi in difficoltà (per esempio, a causa della penuria di cibo), le funzioni cerebrali potrebbero essere sacrificate a beneficio di altre parti dell’organismo più utili a garantirne la sopravvivenza.
Link
S. Laughlin et al., Work Meets Life. Exploring the Integrative Study of Work in Living Systems















