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Sei italiani su dieci k.o. per la stanchezza
03.11.2011
Troppo stanchi e con poco tempo da dedicare a se stessi. È questo il quadro degli italiani che emerge da un’indagine, Energia, vitalità e benessere per vivere al meglio, realizzata dal Braun Research, network internazionale di ricerche di marketing e studi sulla pubblica opinione. Il questionario, volto a indagare sul benessere dei cittadini di 14 Paesi europei (Austria, Belgio, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Ungheria) attraverso l’analisi dei loro desideri e stili di vita, è stato somministrato nel mese di dicembre 2010 e ha coinvolto 7.260 individui (60% donne e 40% uomini, tra i 25 e i 65 anni), di cui 501 italiani. Ebbene, sei connazionali su dieci (61%) hanno dichiarato di essere troppo stanchi per dedicarsi a quello che vorrebbero, mentre l’81% ha detto di non avere tempo da riservare alle attività preferite. Insomma, la stanchezza impedisce di vivere al meglio e il responsabile principale è il lavoro (61%), seguito dai lavori domestici (54%), come dichiarano il 55% delle donne e il 19% degli uomini. Nonostante la stanchezza, gran parte degli italiani intervistati ha voglia di scuotersi dal torpore e ha indicato il proprio benessere come priorità da raggiungere nel 2011. Tra le strategie principali per migliorare il proprio stato di forma, il 54% ha indicato una sana alimentazione e l’allenamento fisico.
Sul fronte della ricerca c’è da segnalare un ampio studio comparativo, pubblicato su «The Lancet» e finanziato dal britannico Medical Research Council, che ha indagato sugli approcci più utilizzati per contrastare la sindrome da stanchezza cronica, disturbo caratterizzato da sonnolenza, affaticamento, scarsa concentrazione, vuoti di memoria e dolori muscolari. Dopo aver seguito oltre 600 pazienti per un periodo di sei mesi, la terapia adattiva, ovvero la riduzione delle attività fino a trovare il giusto equilibrio delle energie a disposizione, non si è rivelata tanto efficace quanto la terapia cognitivo-comportamentale, che mira a cambiare la consapevolezza e di conseguenza le abitudini e le azioni dei pazienti, e la terapia fisica, che si basa sull’esercizio per ritrovare le energie perdute. Un grado di efficacia simile (con il 30% dei pazienti tornati a livelli di energia normali) è stato ottenuto con l’approccio medico-farmacologico. Tuttavia i ricercatori spiegano che nel 40% dei casi non sono stati ottenuti risultati significativi e che i vari approcci non offrono garanzie di durata e non sono effettivamente efficaci per tutti i soggetti.















