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Riprendersi dall'influenza
03.05.2010
Dopo la fase acuta dell’influenza è facile sentirsi stanchi, deboli e inappetenti: l’organismo, a seguito dell’attacco virale, è ancora debilitato e risulta difficile tornare subito a svolgere le proprie attività quotidiane. Che fare per tornare al più presto in forma?
La prima regola, suggeriscono gli esperti, è quella di non avere troppa fretta. Bisogna infatti capire che esistono tempi biologici necessari al recupero e che l’organismo ha bisogno di un po’ di tempo per ripristinare il proprio stato di efficienza. Anche se la convalescenza varia da persona a persona, a seconda sia delle caratteristiche individuali che del tipo di malattia da cui si è stati colpiti, esistono alcuni accorgimenti che i più «impazienti» possono adottare per una ripresa più veloce. Tra questi, restare a letto in un ambiente che sia caldo ma non troppo secco, avendo cura di umidificare l’aria e aerare la stanza (almeno due volte al giorno); bere molto per reintegrare i liquidi persi a seguito della febbre e della sudorazione; non avere fretta di uscire e seguire le prescrizioni del medico, evitando di assumere antibiotici di propria iniziativa.
Tra i consigli che ci sentiamo spesso ripetere c’è anche quello di consumare maggiori quantità di frutta e verdura, ricche di preziosi minerali e vitamine che possono contribuire ad accelerare i tempi di recupero. In questa l’azione sinergica di vitamina C e zinco funge da stimolo per il rafforzamento del sistema immunitario. Veri e propri «ricostituenti» naturali sono infine le vitamine del gruppo B che, oltre a essere fondamentali per la produzione di cellule immunitarie, sono coinvolte in numerosi processi che consentono di ottenere energia dagli alimenti e aiutano quindi a combattere stati debilitativi.
Assumere adeguate dosi di questi micronutrienti è, dunque, la strategia migliore per una ripresa più rapida e per rimettersi presto in salute, ed è per questo che bisogna prestare attenzione a eventuali carenze nutritive indotte da inappetenza e da terapie farmacologiche, come per esempio l’uso prolungato di antibiotici che può alterare la microflora intestinale necessaria per la produzione di specifiche vitamine.















